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Un semestre di studio
a Londra
Sei mesi densi di vita ed esperienze
per Alma e Beatrice (IV Liceo)
Durante i primi mesi dello scorso anno scolastico, i nostri docenti hanno avanzato nei confronti della classe la proposta di partire per un semestre di studio a Londra durante la prima parte del nostro quarto anno. L’intento era quello di avvicinarci, se non alla padronanza, a una migliore conoscenza della lingua inglese, oltre a incontrare una nuova cultura e confrontarci con essa al fine di ampliare il nostro sguardo sul reale. Così io e Beatrice abbiamo deciso di partire, lanciandoci in quest’avventura.
Nel corso di questi sei mesi densi di vita ed esperienze, ci siamo dovute confrontare con una realtà a noi completamente nuova e radicalmente differente. L’organizzazione con cui siamo partite ci ha assegnate a famiglie ospitanti distinte, e per questo abbiamo vissuto separatamente il rapporto con esse. Ovviamente le prime settimane sono state tra le più esigenti dal punto di vista dello sforzo mentale, dovuto sia al cambiamento totale dei nostri orizzonti quotidiani sia alla frontiera della lingua inglese in sé. Giorno dopo giorno, però, ognuna delle piccole difficoltà ha cominciato a far parte dell’ordinario e quindi a spaventarci meno, spalancandoci di conseguenza a una vastità di opportunità di crescita e di apprendimento, a partire dal compagno di banco della prima ora il lunedì mattina fino alle chiacchiere con la famiglia ospitante riguardo la giornata passata.
In aggiunta a questo c’era anche l’aspetto costituito dalla grande e nuova città. Se nel corso della settimana stavamo nei dintorni della casa e della scuola, il weekend ci dava la possibilità di tuffarci dentro Londra. La scoperta di una nuova città, l’amicizia con le famiglie e alcuni ragazzi inglesi, ci hanno permesso di vivere approfonditamente e coscientemente l’incontro con questa nuova cultura e guadagnare una visione più ampia su di essa, donandoci momenti ed esperienze di cui fare tesoro.
Particolarmente rilevante per la nostra avventura è stata la scuola. Inutile dire quanto sia profondo la nostra riconoscenza e gratitudine nei confronti dell’istruzione ricevuta in questi 6 mesi, ma il suo valore, la sua essenziale importanza risiede anche nell’averci aperto gli occhi alla bellezza della vita scolastica italiana. Se infatti qui in Italia siamo abituate a coltivare con il singolo docente un percorso e un rapporto fondato sul rispetto reciproco con il fine di imparare per crescere, i professori londinesi ci hanno stupito con l’innocente piattezza che caratterizzava quasi sempre il loro sguardo verso gli studenti, da loro considerati solo come alunni. Il solo ricordo che conservavamo dell’ambiente al Collegio della Guastalla - quello di un luogo in cui si è guardati in primis come persone piuttosto che come semplici allievi, in cui l’insegnante si pone di fronte al ragazzo nel tentativo di instaurare un’amicizia donando la propria disponibilità e la propria conoscenza - ha fatto sì che potessimo vivere la nostra permanenza all’estero seriamente consapevoli di un dono che prima, devo ammettere, tendevamo a dare per scontato.
Per questo, e non solo, possiamo affermare che quest’esperienza è stata per entrambe intensamente fondante, ha provocato una crescita del nostro Io più intimo e, quasi ironicamente, ci ha regalato l’occasione di vedere, e non solo guardare, la bellezza nella nostra vita qui in Italia proprio mentre eravamo in Inghilterra.
Alma e Beatrice