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Le Medie incontrano la giornalista
Maria Acqua Simi

Dopo il disastroso terremoto, ognuno,
ad Aleppo come a Monza, può fare la sua parte

Cercare e volere il Bene, anche in contesti aridi e terribili come la Siria, Paese reduce da una lunga guerra civile e, in queste settimane, interessato da un disastroso terremoto. Con questo intento è stato organizzato giovedì 16 marzo al Collegio della Guastalla l’incontro tra gli studenti della scuola secondaria di I grado e Maria Acqua Simi, giornalista esperta di Medio Oriente. «Questo gesto nasce nell’ambito della Quaresima, periodo che ci ricorda che l’altro, chiunque sia, è un dono per noi», sono state le parole introduttive di don Marcello Brambilla, prorettore del Collegio. «Dobbiamo imparare da storie come queste, che arrivano a noi da Aleppo».

“Non arrenderti, o rischieresti di farlo l’ora prima del miracolo”: le parole di un proverbio siriano tracciano una rotta, quella seguita da molte persone che Simi ha incontrato in anni di lavoro e che spiegano come si possa tenere accesa la speranza anche in un contesto terribile, dove guerra, povertà e distruzione parrebbero eliminare ogni possibilità di affermazione del Bene. «La mattina del terremoto - racconta - ho potuto sentire Roula, un’amica che avevo incontrato ad Aleppo anni fa. Dopo tanti brevi messaggi - “Stiamo bene”, “la nostra casa è ancora in piedi” - mi scriveva che aveva visto una cosa incredibile: decine di persone si erano recate in parrocchia per pregare e ringraziare di essere ancora vive».

Lampi di ossigeno in una città dove gli adolescenti - dopo 12 anni di guerra - non ricordano neanche come si vive in pace. «Nei giorni dopo il terremoto, le chiese hanno iniziato ad accogliere gli sfollati, ma mancavano cibo e coperte, acqua ed elettricità - prosegue Simi -. Così l’imam si è accordato con il vescovo della città: voi mettete uno spazio, noi portiamo cibo e coperte. Si sono quindi uniti, in una collaboazione unica e meravigliosa, tra persone diverse che non è nata per caso, ma è un fiore sorto durante la guerra».

Tutto è cominciato attorno a una ragazzina che anni fa, durante i combattimenti, era rimasta ferita da una scheggia ed era entrata in coma. «Musulmana, aveva 5 fratelli, e suo padre era scomparso: padre Ibrahim, un francescano che viveva in città, ogni giorno andava in ospedale a trovare la madre. Pregavano insieme la Madonna, figura cara sia ai cristiani che ai musulmani». Così è nata un’amicizia che ha portato ad un grande frutto, un centro che accoglie disabili: la struttura era sede di una scuola cattolica, mentre il personale è stato offerto dai musulmani. E quel legame, ora, si è stretto ulteriormente in occasione del terremoto.

Le domande tra i ragazzi non mancano, Simi racconta anche di Khalil, un giovane che ha scelto di non andare in guerra, anni fa, per stare con la sua fidanzata, sposarsi e aprire un forno: «Ora dà pane a tutto il quartiere, lui e sua moglie hanno avuto un figlio e quando gli chiedi se n’è valsa la pena risponde: “Tanto ho ricevuto nella vita, tanto ora restituisco. Questo è il mio modo per dire che la vita anche qui è bella e vale la pena di essere vissuta”». Storie che raccontano come ognuno, ad Aleppo come a Monza, può fare la sua parte per costruire un pezzettino di Bene.

 

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