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Le icone di Lina Delpero

Da lunedì 25 marzo

Grazie al contributo di Fondazione Cariplo, e con il patrocinio del Comune di Monza, il Collegio della Guastalla ospita le splendide icone di Lina Delpero. Dal 25 al 29 marzo sarà possibile visitare la mostra negli orari indicati sulla locandina. Proponiamo qui la biografia dell'artista e un'intervista rilasciata alla giornalista Lorena Stablum nello scorso dicembre.

 

La biografia

Nata nel 1941 a Vermiglio da una numerosa famiglia contadina, frequenta a Milano il liceo artistico “Beato Angelico" e la facoltà di Architettura. Continua la sua formazione all’Università Cattolica di Milano, frequentando la facoltà di Scienze religiose e, quindi, all'Ècole de la Foi di Friburgo in Svizzera dove continua gli studi biblici. È restauratrice e per molti anni ha insegnato disegno e storia dell'arte nelle scuole secondarie. Le sue Icone sono conosciute in tutto il mondo e hanno rappresentato l'arte italiana a Londra nell'esposizione mondiale "Art in action", dove è invitato a partecipare un solo artista per nazione. Lo stato di Malta, in collaborazione con l'Istituto Italiano di Cultura, ha ospitato le sue opere nel Museo Nazionale. Ha tenuto varie mostre in tutta Europa e nel mondo. La sua vita si divide tra Vermiglio e Besozzo, in provincia di Varese, dove la famiglia si trasferì negli anni ’60.

 

L'intervista

LE ICONE DI LINA DELPERO TRA ANTICHITÀ E MODERNITÀ

La sua “Pesca miracolosa” è stata scelta da papa S. Giovanni Paolo II come copertina di un’edizione del Vangelo distribuita in un milione di copie durante la sua visita in Romania. La Chiesa protestante, invece, ne ha voluta un’altra versione come messaggio ecumenico per un suo libro liturgico. Le Icone di Lina Delpero traggono la loro forza da una ricca tradizione, tramandata secolo dopo secolo, ma non sono copie dell’antico. Propongono una visione innovativa e personale del Mistero, capace di indurre nell’orante una devozione profonda.

Come si è avvicinata all’arte e, in particolare, alle Icone?

Fin da bambina ho mostrato un’attitudine spiccata per l’espressione artistica. Sono stata suora e ho avuto la possibilità di studiare l’arte e di approfondire la teologia e la Bibbia. Non avrei mai pensato, però, di scrivere Icone perché le ritenevo un’arte legata a un certo periodo storico. Poi, per motivi di studio sono arrivata a Friburgo dove ho avuto modo di capire che l’Icona non aveva mai smesso di essere espressa. Erano i primi anni ’70. La Russia stava portando in giro per il mondo il suo patrimonio d’Icone e mi è capitato di visitare una di queste grandi mostre. Ero a Montreux sul lago di Ginevra. Gli addetti stavano consegnando ai compratori le Icone vendute… C’erano anche molti italiani che giudicavano l’acquisto come un ottimo investimento. Mi sono resa conto che questo aspetto strideva con la spiritualità legata alle Icone e mi ha talmente impressionata che la sera stessa ho iniziato a scrivere Icone. Non avevo nulla. Ho dovuto cercare il materiale, che in quel periodo era difficilissimo da reperire. Mi ha aiutato il titolare del laboratorio di restauro antico in cui lavoravo per pagarmi gli studi. Ho rifatto la prima Icona tante volte. Appena la terminavo, iniziava a scrostarsi. Alla fine l’ho mostrata a questo artista, che non mi ha fatto più restaurare, ma scrivere Icone per lui. Da allora, la scrittura delle Icone è stata la mia passione.

Lei è stata tra i primi artisti Italiani a riprendere la tradizione della scrittura delle Icone.

In Europa Occidentale, l’Icona è stata riscoperta grazie al turismo e si è diffusa con la caduta del muro di Berlino. Io ho avuto la gioia di essere tra i primi iconografi di questa parte di Europa. Nel millenario per la fondazione dell’Università di Bologna, noi iconografi dell’Europa Occidentale ci siamo ritrovati in città per partecipare a un seminario interessantissimo sul tema del volto di Cristo e per esporre le nostre opere in una mostra. In quell’occasione eravamo solo in dieci, eravamo otto italiani, di cui tre trentini.

Perché l’Icona si scrive e non si dipinge?

L’Icona si scrive e si legge. Si scrive perché non è una fantasia propria dell’artista quella che viene rappresentata, ma è la fede della Chiesa, è il Vangelo scritto con il colore. L’artista presta la sua mano per esprimere qualcosa che non è di sua proprietà. Perché l’Icona diventi una presenza che anima la liturgia, essa deve essere confermata dalla benedizione del Vescovo o del sacerdote. L’Icona, poi, è talmente ricca di simboli, sia nei colori, sia nella posizione delle mani, nell’espressione degli occhi e in altri aspetti, che per scrivere l’Icona bisogna conoscere bene questi simboli: sono l’alfabeto che si usa per esprimere il messaggio dell’Icona. Così, l’orante, che contempla l’Icona, per comprenderla profondamente deve conoscere il significato della simbologia. La spiritualità dell’Icona è molto molto grande. Essa comunica vita, comunica speranza.

Si può essere innovativi nello scrivere Icone?

Proprio a Bologna, in occasione dell’anniversario dell’Università, ci siamo confrontati su due linee di pensiero differenti. C’è chi crede che si debbano copiare le Icone antiche e i grandi maestri perché sono il culmine dell’espressione religiosa cristiana. Altri, come me, pensano invece che si possa portare innovazione all’interno di quest’arte. Personalmente ritengo che lo Spirito Santo esista ancora e che illumini l’iconografo anche oggi. Per questo ho voluto rappresentare le mie Icone in modo originale e in modo conforme alla comprensione che si ha oggi della Parola di Dio. Ho scritto le mie Icone, rimanendo fedele alla simbologia e alla ricchezza della tradizione. Le prime Icone che scrivevo erano abbastanza legate alla tradizione bizantina. Poi man mano che ho studiato i grandi maestri di spiritualità, ho capito che l’Icona riceve ed esprime la luce del Tabor che illumina la realtà. E da allora lo stile delle mie Icone è cambiato completamente. Se prima le Icone antiche mi influenzavano a mantenere toni scuri, cupi, poi ho iniziato a scrivere Icone con i colori più luminosi possibili. Anche i temi da me composti sono completamente nuovi, rispondenti alla teologia del Concilio Vaticano II e a una mia creatività, suggerita dalla comprensione che ho oggi della Parola di Dio. Ad esempio, il tema della “Pesca miracolosa” è un tema che nella tradizione non è stato scritto. Quindi, si può essere originali e molto legati al momento storico esprimendo la fede che la Chiesa ha oggi.

Come sono arrivate in Giappone le sue Icone?

Ci sono arrivata grazie a mio fratello Giuliano, che in questo paese è missionario da trentacinque anni. I Giapponesi sono un popolo molto riservato e riflessivo. Giuliano ha capito che con l’esposizione delle Icone avrebbe potuto raggiungere quella gente e annunciare il Cristo. Ho fatto molte mostre lì, anche in sedi molto importanti a Tokyo, nel quartiere di Ginza. In questi miei viaggi in Giappone, ho insegnato anche a varie persone a scrivere le Icone e ancora oggi loro sono attive con tre gruppi. Ci teniamo in contatto via internet, vengono anche in Italia, a volte anche a Vermiglio, per studiare e approfondire con me.

Quanto tempo ci vuole a realizzare un’Icona?

Alcune Icone le sto lavorando da anni, sono molto impegnative e molto grandi. In media ci vogliono due anni prima che possa consegnare al committente un’Icona perché la tecnica richiede molto lavoro. Riesco a scriverne tre, quattro all’anno. Adesso sono molto pigra. Le lavoro molto perché sono molto esigente. Inoltre, sono oggetti molto preziosi. I pigmenti costano molto. Certi colori costano anche più dell’oro. Si usano pigmenti di origine vegetale e animale. Si parte da un legno preferibilmente di foglia, che non deve avere venature o resine. Ottimo è il legno usato nella scultura. All’inizio usavo tavole antichissime di rovere perché pensavo che le Icone dovessero assomigliare a quelle antiche. Uso i legni collezionati da mio papà falegname quando ancora abitava a Vermiglio.

Scrive solo Icone, o si dedica anche ad altri generi?

Sono varie le mie espressioni artistiche, dalla ceramica, al ritratto, al paesaggio e ho restaurato insieme ad altri la chiesa di Vermiglio. Ma prediligo tenere le mie mostre esponendo le Icone. Ho scelto di scrivere Icone per i giovani, per le famiglie per comunicare un messaggio di speranza, di fede, e di amore…

Quali sono i suoi progetti futuri?

Le occasioni sono tante e nascono sempre in modo spontaneo. Sono invitata in tutto il mondo dove si tengono esposizioni di arte sacra e non solo. Spesso non partecipo, perché la mia mostra vuole essere un incontro e un annuncio, non un valorizzare l’opera od ottenere dei titoli. Vuole essere una catechesi per cui scelgo di andare nelle parrocchie, nei centri culturali e dove l’Icona è desiderata. 

Lorena Stablum (dicembre 2018)

 

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