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gio

Il professor Pierluigi Strippoli
al Collegio della Guastalla

Il famoso genetista incontra gli studenti
di terza media e di alcune classi dei Licei

«Se dovessi trovare la cura per la trisomia 21, allora questo porterebbe a scoprire una cura per tutte le altre malattie genetiche. I miei pazienti mi stanno aspettando… Troveremo, è impossibile non trovare. E’ uno sforzo intellettuale molto meno difficile che mandare un uomo sulla luna». Le parole del genetista francese Jerome Lejeune sono state l’input con cui ha preso vita l’incontro dello scorso 2 maggio, quando nel Teatro del Collegio della Guastalla, gli studenti di terza media e di alcune classi dei Licei della scuola hanno incontrato il professor Perluigi Strippoli, professore associato di Biologia applicata all’Università Alma Mater di Bologna dove insegna genetica ed è alla guida del laboratorio di Genomica. 

È stata una mattinata di dialogo e riflessione, che ha portato gli alunni a conoscere un grande uomo, ancor prima che un grande scienziato, che ha fatto della ricerca una sua autentica missione, indirizzandosi verso tematiche - come appunto la trisomia 21 - tutt’altro che semplici e libere da pregiudizi. «Sapere che molte persone, per arroganza e convinzioni personali, si oppongano alla divulgazione di informazioni corrette è ridicolo», scrive Filippo, quinta superiore. «Non solo questi ricercatori vengono meno alla loro “fedeltà al vero” (cosa impensabile per uno scienziato), ma sopratutto significa che farebbero questo lavoro per puro interesse personale, non rendendosi conto dell’enorme responsabilità che hanno. Spesso erroneamente cerchiamo un lavoro facile, senza problemi, dove si guadagni tanto, ecc... in realtà dovremmo guardare come esempio quanto fa Strippoli, per la passione con cui parlava del suo recente lavoro: il suo modo di spiegare dimostrava, con una profonda conoscenza dell’argomento, anche la voglia di continuare giorno per giorno nonostante eventuali possibili fallimenti».

«Questo incontro con il prof. Strippoli mi ha avvicinata ancora di più all’ambito medico-scientifico, ma da un punto di vista nuovo», è quanto racconta Angelica, anche lei all’ultimo anno di liceo. «Prima dell’incontro non avevo preso in considerazione la possibilità di intraprendere il percorso di ricerca, in quanto in Italia non ci sono molte possibilità a riguardo. Ma ho capito che con volontà e convinzione anche qui è possibile fare ricerca, nonostante si tratti di un percorso ostacolato e faticoso».

«Sicuramente di molto interessante c’è la disposizione che sia Lejeune che Strippoli hanno verso il lavoro di medico, ovvero un lavoro fatto da rapporti alla pari con persone malate volti ad aiutarli e ad accompagnarli nella loro lotta», è il parere di Davide. «Una cosa che mi ha colpito molto è sicuramente la casualità con cui Lejeune inizia a lavorare in pediatria con i bambini affetti da Sindrome di Down e la casualità con cui Stirippoli riprende gli studi sulla trisomia 21 grazie alla moglie del genetista francese. Inoltre sono rimasto stupito dalla speranza che il lavoro di Strippoli porta, la fiducia che una malattia che sembra irreversibile e con elevati danni possa essere quasi del tutto guarita tramite una cura poco invasiva e naturale».

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