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04

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mar

Bravo Prof!

Il prof. Elia Giliberti, docente di Matematica e Fisica presso i nostri Licei, ha conseguito il titolo di “Dottore di Ricerca” in Astrofisica, con votazione di eccellente con lode. L’intervista è l’occasione per complimentarci e per conoscerlo più da vicino

Di cosa ti sei occupato durante questa esperienza di studio e ricerca?

Nel mio lavoro ho studiato la deformazione di un particolare tipo di stelle, dette “pulsar”. Sono stelle molto piccole, grandi come una città, ma con una massa come quella del Sole. Essendo così compatte hanno delle proprietà molto particolari, come quelle di avere una crosta rigida (come la Terra) pur essendo a temperature di milioni di gradi. Mi sono occupato della possibile rottura di questa crosta, in fenomeni detti “stellemoti”, che potrebbero produrre onde gravitazionali osservabili da Terra.

 

A che età ti sei appassionato alla tua materia? C’è qualche episodio che ricordi in particolare?

Non so bene come rispondere a questa domanda: a casa mia la fisica è sempre stata di casa, dato che pure mio padre è un fisico. Nella vecchia casa avevamo addirittura l’equazione di Schroedinger dipinta sul muro in sala! Sicuramente questo ha influito nel darmi una certa curiosità sulla Natura…

 

Qual è stato il tuo percorso di studi?

Ho avuto un percorso di studi estremamente lineare: Liceo Scientifico al Liceo Casiraghi, poi 3 anni di Laurea Triennale in Fisica e 2 anni di Magistrale in Astrofisica, entrambi all’Università degli Studi di Milano. Poi ho vinto una borsa di dottorato della durata di 3 anni, sempre presso il Dipartimento di Fisica.

 

Qual è il tuo rapporto con l’insegnamento? Come vivi il fatto di “semplificare” concetti? C’è qualcosa che continua a sorprenderti e ad appassionarti in questa professione?

Ho un ottimo rapporto con l’insegnamento, nel senso che mi piace moltissimo parlare e insegnare la fisica. Cerco in tutti i modi di smontare il pregiudizio per cui la fisica sia intrinsecamente difficile da comprendere: è il comune modo di pensare che alle volte è complesso rispetto alla realtà delle cose e rende più difficile la sua lettura. Per questo penso che la chiave per divulgare concetti difficili sia semplificarli ma mai banalizzarli.

 

Pensi di avere qualche punto in comune con lo stereotipo dello scienziato con la testa fra le nuvole? 

Più che tra le nuvole direi tra le stelle, essendo un astrofisico! Scherzi a parte, sicuramente mi piace pensare camminando

 

Come concili il tuo sguardo naturalmente proiettato verso l’alto con il “basso” della realtà?

Direi che questo è tutt’altro che difficile: non credo proprio che la realtà sia bassa; è anzi la continua meraviglia che essa suscita ad affascinarmi e a muovere la mia ricerca.

 

 

 

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