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11

apr

lun

Ancora accoglienza
al Collegio della Guastalla

La mattina del 28 marzo è arrivato
un secondo gruppo di profughi ucraini

È da settimane che i telegiornali hanno come protagoniste le vicende riguardanti l’attuale conflitto tra Russia e Ucraina. Davanti alla tragicità di questi eventi è sorto in molti di noi il desiderio di aiutare concretamente chi ne ha più bisogno. Ci tornano in mente le parole dette da un nostro compagno di classe, un giorno: «Voglio donare il mio tempo, le mie energie, perché è tutto ciò che davvero possiedo».Noi tutti condividevamo questa voglia di essere presenti e utili come meglio potevamo, di non restare impassibili davanti alla sofferenza che vedevamo succedere. 

Perciò, nel momento in cui don Marcello Brambilla ci ha proposto di collaborare ad allestire una colazione per alcune famiglie ucraine che avrebbero fatto tappa presso la nostra scuola, abbiamo colto con grande entusiasmo questa occasione. Nonostante ci fosse arrivato l’avviso solo la sera prima, ognuno di noi ha contribuito in modo differente: chi cucinando, chi organizzando gli spazi, chi scrivendo cartelloni di benvenuto in ucraino… Genitori, studenti, professori si sono ritrovati tutti uniti dal desiderio di «toccare la carne di chi subisce i danni, di guardare la realtà con i loro occhi, di ascoltare i loro racconti con il cuore aperto», come aveva invitato a fare Papa Francesco di fronte a questa situazione. 

L’arrivo dei profughi la mattina del 15 marzo ci ha mostrato così la vera sofferenza, la faccia della guerra che le foto in televisione non riescono a trasmettere. Il dramma di queste persone che avevano perso tutto e tutti traspariva dai loro volti stanchi e affranti. Il primo approccio con queste famiglie, a causa della lingua, è stato difficoltoso, sia da parte nostra sia da parte loro, ma non ci siano fatti scoraggiare da ciò, cercando di essere il più presenti possibile e andando loro incontro. Abbiamo portato le loro valigie fino al piazzale della scuola, e all’interno del bar abbiamo offerto loro da mangiare e da bere. Nel giardino all’esterno avevamo posto, su dei tavoli, vestiti e giocattoli da regalare ai bambini. In seguito abbiamo trascorso del tempo con loro e in particolare è stato bellissimo quando dei ragazzi delle classi del liceo hanno invitato un paio di bambini ucraini a giocare a calcio. Questo tentativo di legare con loro - seppur piccolo - ci ha colpito e commosso, proprio per la sua semplicità. 

L’esperienza vissuta quella mattina è stata per tutti noi talmente rilevante che l’invito di don Marcello di ripetere il gesto pochi giorni dopo ci ha trovati entusiasti e disponibili. La mattina del 28 marzo è arrivato quindi un secondo gruppo di profughi, a cui abbiamo dato calorosa accoglienza, questa volta in maniera anche più organizzata rispetto alla precedente. Vivere entrambe queste esperienze in prima persona ci ha donato una visione più concreta di una realtà che appare talvolta così lontana. Il desiderio di aiutare coloro che fuggono e subiscono l’orrore della guerra non è sicuramente spento in noi, e d’altra parte siamo disposti ad accogliere ogni occasione che ci si presenta.

 

Beatrice Agasisti

Alma Danesi

 

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