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Il dramma di Lavagna

Le parole della madre al funerale del figlio. Un commento di Francesco Valenti, Rettore del Collegio.

Lunedì 13 febbraio, un ragazzo di 16 anni di Lavagna (GE)  si è suicidato mentre la Guardia di Finanza stava facendo una perquisizione in casa sua in cerca di droga. Era stata la stessa madre del ragazzo a chiamare le Forze dell’Ordine, preoccupata per la dipendenza di suo figlio.

Basilica di Santo Stefano di Lavagna, 15 febbraio 2017.

«In ognuno di voi sono presenti dei talenti che vi rendono unici e irripetibili. E avete il dovere di farli emergere e di svilupparli. Là fuori c’è invece qualcuno che vuole soffocarvi facendovi credere che sia normale fumare una canna, normale farlo fino a sballarsi, normale andare sempre oltre. Diventate piuttosto i veri protagonisti della vostra vita e cercate la straordinarietà. Straordinario è mettere giù il cellulare e parlarvi occhi negli occhi invece che mandarvi faccine su whatsapp. Straordinario è avere il coraggio di dire a una ragazza sei bella” invece di nascondersi dietro alle domande preconfezionate di ask. Straordinario è chiedere aiuto quando proprio vi sembra che non ci sia via d’uscita. Straordinario è avere il coraggio di dire ciò che sapete. Per Giò è troppo tardi, ma potrebbe non esserlo per molti di voi. Fatelo.

A noi genitori invece il compito di capire che la sfida educativa non si vince da soli, nell’intimità delle nostre famiglie, soprattutto quando questa diventa connivenza per difendere una facciata. Facciamo rete, aiutiamoci tra noi, non c’è vergogna se non nel silenzio. Uniamoci. Un pensiero particolare va alla guardia di finanza. Grazie per aver ascoltato l’urlo di disperazione di una madre che non poteva accettare di vedere suo figlio perdersi e ha provato con ogni mezzo a combattere la guerra contro la dipendenza prima che fosse troppo tardi. Non c’è colpa né giudizio nell’imponderabile e dall’imponderabile non può che scaturire linfa nuova e ancora più energia per la lotta contro il male»

«Le ultime parole sono per te, figlio mio. Perdonami per non essere stata capace di colmare quel vuoto che ti portavi dentro da lontano. Voglio immaginare che lassù ad accoglierti ci sia la tua prima mamma e come in una staffetta di passarle il testimone affinché il tuo cuore possa essere colmato in un abbraccio che ti riempia per sempre il cuore. Fai buon viaggio piccolo mio”.

 

Grazie, perché ci insegna che il nostro impegno è accompagnare ciascuno nell’esperienza di un’immagine di sé grande.

Francesco Valenti

Collegio della Guastalla


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