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Dal Kazakhstan

Monsignor Dell'Oro, vescovo di Karaganda e già pro-rettore del Collegio della Guastalla, risponde alla nostra lettera

Karaganda,  gennaio 2017

 

 

Carissimi amici tutti del Collegio Guastalla,

avrei pensato di devolvere la vostra generosa offerta di 2000 euro per sostenere la preziosa opera delle Suore di Madre Teresa.

Sono arrivate a Temirtau, in Kazakhstan, all’inizio dell’inverno del 1998, senza una valigia, ma con molti scatoloni. Hanno scelto di andare in quella città, a 30 km, nonostante io avessi offerto loro di vivere a Karaganda vicino alla sede della Caritas nazionale, perché in quel tempo (dopo la fine dell’URSS) là era tutto in disfacimento e c’era una grande povertà. Prima della fine dell’Unione sovietica in quella città vivevano 300 mila persone, in quanto sede della seconda acciaieria del Paese. Dopo il 1991 tutto è andato a rotoli e gli abitanti si sono ridotti a 150 mila.

Presso le sei suore, a Temirtau, vivono circa 30 uomini, raccolti dalla strada; 2 volte la settimana vengono donne povere a ricevere il cibo per la loro famiglia; le suore visitano delle persone ammalate e abbandonate nelle loro case. E in parrocchia aiutano anche il sacerdote a educare i bambini e i ragazzi.

Queste suore, con la testimonianza della loro vita, ricordano a tutti noi che la missione evangelizzatrice della Chiesa passa attraverso la carità, alimentata nella preghiera.

“La nostra missione è aiutare i più poveri tra i poveri, coloro che sembrano più lontani da Dio a sperimentare il suo amore. Noi trasmettiamo questo messaggio spesso più con gli atti che con le parole. Noi preghiamo ogni giorno che possiamo essere strumenti o canali dell’amore di Dio”.

Io vorrei destinare a questa opera il generoso contributo che avete raccolto tra tutti gli amici del Guastalla (bambini, studenti, insegnanti, genitori, personale ecc.): nella situazione attuale legislativa del Kazakhstan (non è permesso nessun  gesto esplicito della Chiesa nell’ambito sociale) è anche una strada privilegiata della missione.

 

Mi accorgo che ciò che ogni persona desidera più di tutto è di essere amata e, come conseguenza, di imparare ad amare. Mi colpisce che queste persone accolte dalle Suore di Madre Teresa arrivano più simili ad animali che a uomini; poi col tempo, senza prediche né alcuna propaganda religiosa, cambiano nel cuore e anche nel loro aspetto fisico. E loro stessi - ovviamente chi è in grado, perché ci sono anche persone in carrozzina o a letto - cominciano ad aiutare le suore, lavando le stoviglie, spazzando la neve nei sei mesi invernali o facendo compagnia a chi fra loro ha più bisogno. Insomma, sentono quel luogo dove sono stati accolti come la loro casa, arrivano a comprendere che è Gesù che cambia la loro vita e chiedono il Battesimo o la Comunione o la Cresima e partecipano quotidianamente alla Messa. Cambia soprattutto il loro sguardo e il loro giudizio sulla propria vita e sul mondo.

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